Una lettera per la lotta alla poliomielite

«Ma non sarebbe ora di finirla?»
Talvolta capita di sentire questa frase quando viene toccato il tema della campagna per l’eradicazione della poliomielite: «Ma ancora con questa storia? Ma non sarebbe ora di finirla? Quanto tempo è che siamo in ballo?» oppure «Ho letto di casi di polio nelle Filippine, ma non era sparita?».
Al Presidente di un club, che gli riportava, preoccupato, queste esternazioni, Cesare Cardani, responsabile del Programma PolioPlus nel Distretto 2042, così ha scritto:

Caro Presidente,
ti ringrazio per questo tuo interesse sulle vicende della campagna di eradicazione della poliomielite, che non è, purtroppo, così frequente. Per essere puntualmente informati basta comunque frequentare il sito della GPEI, Global Polio Eradication Initiative, nome ufficiale della campagna, che è aggiornato dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, settimanalmente, in genere il giovedì in tarda serata.

Ti riassumo in ogni caso la situazione, con la necessaria premessa che io non sono medico, ne tantomeno infettivologo, ma un ingegnere che si è occupato tutta la vita di aeroplani. Le mie parole che seguono possono essere quindi tecnicamente carenti, sul sito citato c’è abbondanza di documentazione per addetti ai lavori.

Bisogna in primo luogo distinguere i casi di poliomielite dovuti a virus selvaggio e quelli dovuti a virus trasmesso tramite vaccinazione. I primi sono limitati da anni, ormai, all’Afghanistan e al Pakistan, dove peraltro è in corso un’epidemia che ha portato nel 2019 a 128 casi, per ora, contro i 12 del 2018, mentre in Afghanistan i casi nel 2019 sono stati 28 contro i 21 del 2018. C’è quindi una forte recrudescenza che minaccia di estendersi con il ritorno della polio da virus selvaggio ad altri Paesi immuni da anni. Lo scorso anno, tre casi di virus sono stati riscontrati in campioni di acque reflue in Iran, Paese libero dalla polio da moltissimi anni. Non si può quindi abbassare la guardia, bisogna continuare a vaccinare ovunque. L’idea di accontentarsi dei risultati raggiunti per risparmiare i costi di vaccinazione nei Paesi liberi dalla polio è molto pericolosa. Essa richiederebbe infatti la messa in atto di un cordone, non solo sanitario, con i Paesi in cui il morbo è ancora endemico, la cui impenetrabilità è assai dubbia. Una sua piccola falla causerebbe un ritorno massiccio in Paesi che, privati della vaccinazione generalizzata, sarebbero indifesi. Il mantenimento dello status quo richiederebbe quindi una spesa solo poco inferiore a quanto si spende oggi, che è una cifra colossale superiore al miliardo di dollari annuo, senza però la prospettiva della vittoria finale. Solo quando il mondo sarà polio free si potrà smettere, altrimenti non si può che tornare indietro.

Circa invece i casi di polio dovuti a vaccinazione, che nel 2019 sono stati, per ora, 250 di cui 8 del tipo 1, compreso quello delle Filippine, e 242 di tipo 2, essi hanno riguardato ben 18 Paesi dell’Asia e dell’Africa, quindi il caso delle Filippine è solo uno di tanti. Questi casi sono dovuti al fatto che viene utilizzato per la vaccinazione il vaccino orale tipo Sabin, che è l’unico impiegabile in condizioni socio-sanitarie come quelle che ci sono in parecchi Paesi, non richiedendo personale sanitario per la sua somministrazione, e non il vaccino Salk, che richiede invece personale sanitario. Il primo è del tipo a virus attenuato mentre il secondo è del tipo a virus inattivo. Con il virus attenuato e quindi non morto, succede che il bambino vaccinato diventa portatore sano del morbo che diffonde nell’ambiente frequentato. Se il tasso di vaccinazione in questo ambiente è rimasto elevato ciò non crea problemi, ma dove invece la protezione è diminuita, come successo in molti Paesi liberi dal virus selvaggio da anni, ciò dà luogo all’insorgere di casi di paralisi acuta flaccida. È un problema molto spinoso, che però si sta contrastando, sia tornando a livelli alti di protezione – in Papua Nuova Guinea in questo modo dai 26 casi del 2018 si è tornati a 0 – sia con la graduale diffusione della vaccinazione Salk e anche attraverso altre strade in via di sviluppo.

Ciò che però ci deve sorreggere nel nostro sostegno non è solo la convinzione che se manterremo alta la guardia certamente arriveremo al traguardo finale (tutti gli studi concordano su questa prospettiva) ma è la consapevolezza che il programma che noi chiamiamo PolioPlus ha proprio nel Plus una valenza straordinaria di contrasto alle malattie e di sostegno alla salute pubblica mondiale che giustifica ulteriormente l’imponente sostegno economico. La macchina messa in piedi per vaccinare più di 2,5 miliardi di bambini nel mondo e controllare i casi di polio, più di 140 laboratori diffusi nel mondo con oltre 100.000 casi di AFP (Acute Flaccid Paralysis) esaminati per diagnosticare le poche centinaia dovuti ai virus della polio, serve anche a mitigare e combattere le epidemie di morbillo, ebola, febbre gialla, a diffondere pratiche antimalariche e di igiene generale e di potabilizzazione dell’acqua, a sostenere il sistema di salute pubblica di interi paesi e allo sviluppo tout-court socio-economico di villaggi dispersi (vedi ad esempio quanto appare sulla sezione del sito del Rotary International).

Spero di essere stato esauriente e ti invio un caloroso saluto.
Cesare

E quindi è proprio ora di farla finita, ma non con il sostegno alla campagna di vaccinazione, ma bensì con il morbo, facendolo finalmente sparire del tutto dal nostro pianeta, per cui è oggi più necessario che mai che i rotariani non facciano mancare il loro sostegno.